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Nel dicembre 2000 il tassista Marino V., fu assolto dall’infamante accusa di aver abusato della propria figlia. Sotto «accusa», quindi, finirono il pm Pietro Forno e i suoi metodi di indagine, anche se non è stato preso alcun provvedimento disciplinare e lui, il giudice «antipedofili», è ancora lì al suo posto. In ogni caso il calvario di Marino ora è finito del tutto, e ciò che Forno ha diviso (una famiglia innocente), è stato riunito da una giustizia più «vera». Ci auguriamo che una tale giustizia metta presto fine anche al calvario di Salvatore.

del 30 maggio 2002

Dopo la sentenza del 2000, il tribunale dei minori
lo riabilita come genitore. «Adesso chiederò i danni»

Il padre assolto «ritrova» la figlia

Restituita la potestà al tassista milanese indagato
nel ’96 per aver molestato la bimba di tre anni

di P.B.

MILANO — Meglio tardi che mai: il tribunale dei minori ha restituito la potestà di genitore al tassista milanese che era stato ingiustamente accusato di abusi sulla figlioletta di tre anni. Il caso aveva provocato una spaccatura anche fra i magistrati. Indagato dal 1996, il padre era stato assolto con formula piena nel dicembre 2000 su richiesta dello stesso pm Tiziana Siciliano, che aveva messo sotto accusa i metodi d’indagine. Ora i giudici minorili hanno definitivamente archiviato anche la procedura di tutela: la bambina, che oggi ha nove anni, torna così a essere legalmente affidata ai propri genitori, che sono tornati a convivere tre mesi fa, dopo una lunga separazione causata proprio dall’inchiesta.

Quando gli avvocati Mario Vanni, Giuseppe Iannaccone e Marina Scotti lo hanno informato del verdetto favorevole, il tassista, Marino V., non riusciva a crederci. Ripresosi dall’emozione, ha commentato: «Sono felicissimo: siamo usciti da un tunnel. Sono rimasto da solo per troppo tempo con questo enorme peso sulle spalle. Devo ringraziare Dio se ce l’abbiamo fatta a tirare avanti». Prima dell’assoluzione, il tribunale dei minori gli aveva tolto la potestà di genitore anche sul figlio primogenito. Tra il 1997 e il 2000 il tassista ha dovuto vivere lontano da casa, con il permesso di rivedere per una volta alla settimana solo il figlio primogenito, che è disabile.

Nel decreto definitivo del tribunale dei minori, firmato dai giudici Paolo Giacardi e Maria Grazia Domanico, si attesta che «lo stesso ente affidatario», e cioè l’istituto convenzionato con il Comune di Milano, «ritiene che non sussista una situazione pregiudizievole per i minori e che pertanto sia esaurita la propria funzione di controllo sui comportamenti dei genitori». L’intera vicenda, che il tassista ha vissuto «come un incubo», nasceva da un banale consulto psicologico: la bambina aveva cominciato a dire parolacce e la mamma si era rivolta a un istituto, dove un’educatrice aveva spiegato tutto con un’ipotesi di abusi sessuali, rivelatasi infondata.

«Ora tutto va benissimo – conclude il tassista –, ma vogliamo chiedere il risarcimento dei danni: chi ha combinato questo disastro deve pagare». «Che la vicenda si sia risolta positivamente – commenta l’avvocato Vanni – nulla toglie alla gravità di un caso che ha evidenziato i limiti delle strutture e dell'intervento giudiziario».


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