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Gennaio 2001

Mi ritorna in mente…

a cura di FREE SOULS

“Mi ritorna in mente” che «…Non esiste danno più devastante, per le istituzioni e per i diritti primari del cittadino, di quello prodotto dall’intervento poliziesco e vessatorio di un’autorità inquirente che autentica e alimenta una spietata caccia alle streghe. Ciò è ancor più deleterio quanto più la reale motivazione di un siffatto intervento … è “deviata”: non diretta a far luce su un certo fenomeno, a torto o a ragione oggetto dell’interesse sociale, ma rivolta ad autenticare la santità o sanità di pochi rappresentanti istituzionali, affetti da protagonismo o avida sete di carrierismo.» (Dal capitolo Inquisizione e teocrazia tratto dal libro La strategia del sospetto di Gabriele Segalla)

E rivediamo nel pm Pietro Forno, e nei suoi saccenti periti, “l’Inquisitore” integerrimo che combatte il male (il «suo» male), il “peccato” e l’insanità con l’arma della repressione, del sospetto, dei “si dice” e “sembra che” usati come prove schiaccianti sufficienti a scaraventare nell’inferno purificatore chiunque (uomini, donne e bambini) abbia la malaugurata sorte di cadere sotto la sua giurisdizione.

Pietro Forno, come i suoi predecessori di qualche secolo orsono, è un fervente cattolico, detentore della verità divina, e considera qualsiasi altra «realtà» come nemica, malefica e peccatrice. Tanto più che, nella fattispecie, il peccato perseguito è sessuale, riguarda cioè quel «sesso» che è – guarda caso – il fulcro della teoria e “teologia” psichica studiata dai periti collaboratori di Forno, e che nel secolo XX° si è annidata e radicata nell’istruzione cosiddetta superiore, sia essa teologica, giuridica o altro. Per cui il buon Forno non ha fatto nient’altro che il «suo» lavoro, in modo zelante, intransigente, come si conviene ad una persona per bene. E siamo sicuri che questo è il pensiero di Forno, lui si sente ora ingiustamente attaccato, e chi lo attacca è reo di essere in connivenza con il peccato. Che poi alcune volte (il 50% secondo i suoi stessi colleghi magistrati) abbia preso delle evidenti cantonate è un puro caso. Egli non vede come si sarebbe potuto evitare tutto ciò, la sua logica deviata dal santo ardore inquisitorio non gli permette questa capacità critica. Il suo intento, in cuor suo puro e onesto, non è la ricerca della verità bensì la lotta al peccato, al nemico della «sua verità divina».

La stessa logica lo aveva guidato in passato a campagne inquisitorie a sfondo psicologico contro Verdiglione e contro Scientology, costate un’autentica fortuna ai contribuenti, ma assolutamente necessarie per purificare la società per bene.

Verdiglione, che in mancanza di una norma sul reato di plagio fu accusato di circonvenzione di incapace e truffa, era un «guru» della psicanalisi alternativa, non era cioè allineato ai normali ed autorevoli canali del sapere psichico. Quindi era nemico, malefico e peccatore. Quindi doveva essere attaccato. Fosse stato possibile, si sarebbe usato quel reato di plagio, quell’idea di plagio che taluni ambienti (guarda caso di simbiosi cattolico-psicologica) stanno tuttora promuovendo ai quattro venti, in nome di un’assoluta necessità di salvaguardare lo status quo. Forse non tutti sanno che Verdiglione esiste ancora, lavora ancora, e riunisce ancora schiere di “peccatori” attorno a sé illustrando loro il suo pensiero “maledetto”. E questo nonostante la condanna voluta da Forno. Quindi, a cosa è servito tutto ciò? Se era veramente colpevole, perché è ancora lì? Perché sta facendo esattamente le stesse cose per le quali è stato inquisito e martoriato da Forno? Perché Forno l’ha attaccato così violentemente? Qual è il vero motivo che ha spinto Forno in tale impresa se non il già citato “santo ardore inquisitorio” per punire non un criminale, bensì un «suo» nemico?

Scientology ha compiuto quest’anno il ventennale di un procedimento inquisitorio a suo carico avviato da Forno, che ha visto su tale palcoscenico centinaia di attori tra giudici, finanzieri, carabinieri, ecc., per una spesa pubblica a dir poco folle. Tra le accuse, oltre alla solita immancabile ipotesi del reato di plagio, abuso di professione medica, associazione a delinquere, circonvenzione di incapace, truffa – da far sembrare Totò Riina quasi un normale. Risultato? Scientology assolta su tutti i fronti, i teoremi inquisitori di Forno e colleghi ridicolizzati dalla Corte di Cassazione. Perché tutto questo? Temiamo che il motivo sia sempre lo stesso. Alcuni ambienti Vaticani, che temevano (e tuttora temono, vedasi l’articolo “Il Papa Condanna” et similia) per il diminuire dei loro fedeli (fonte delle loro entrate) hanno cominciato a manifestare il loro malumore per il proliferare delle «sette» malefiche e peccatrici, portatrici di scompigli innominabili tra le schiere delle sante pecorelle italiche, assatanate dei soldi altrui e votate esclusivamente al dio denaro in cambio di truffaldine promesse di felicità, come per l’appunto la «multinazionale americana» Scientology. Che per di più osava presentarsi come chiesa: sacrilegio, vilipendio! E il buon Forno, ligio ai suoi sentimenti religiosi e difensore della sua verità divina, basandosi su dei “si dice” e “sembra che”, ha fatto del sospetto l’arma anti Scientology in particolare, e anti tutti i movimenti religiosi non cattolici allineati in generale. Sempre convinto di agire per il bene massimo della comunità.

Tornando al «caso» in questione, ecco un collega di Pietro Forno prendere le sue difese e attribuirgli dei «meriti storici» per i metodi delle sue indagini sessuofobiche. Tale Nicola Cerrato, di professione procuratore aggiunto e coordinatore del pool antipedofili creato da Forno.

E ci ritorna in mente che Nicola Cerrato è stato co-regista con Forno nel montare il caso Scientology venti anni fa. Ma soprattutto Cerrato vanta «meriti storici» nel campo delle indagini «sul sesso» in Italia. Con quale risultato? Per saperlo basta fermarsi in una qualsiasi edicola, vedere una qualsiasi TV privata minore dalle 22,00 in poi, oppure notare il proliferare di pubblicità di sexy shop, di manifestazioni hard-core (Erotika ecc.) o leggere su un qualsiasi quotidiano gli annunci pubblicitari di sofisticate e disinibite bellezze pronte a tutto. Ma partiamo dall’inizio.

Secondo il giornalista Stefano Surace (autore di Caro Pertini… – Edizioni Pantheon Book, 1982) nella seconda metà degli anni ’70 Nicola Cerrato, giudice alla Procura della Repubblica di Milano, combatteva la sua battaglia contro il sesso sotto forma di battaglia contro il proliferare delle riviste pornografiche in Italia. Ma aveva un modo tutto suo – secondo Surace, che per questo lo ha anche denunciato – di combattere: accusava i direttori responsabili delle testate incriminate ma non gli editori, gli stampatori e i distributori (i veri padroni). I quali potevano continuare tranquillamente la loro attività (e l’hanno fatto) al riparo da qualsiasi indagine salvifica. Tanto più che quando questi venivano accusati da qualche altro magistrato lui li assolveva. Così come ora «assolve» il suo collega di tante avventure Pietro Forno dalle accuse mossegli da altri magistrati, i quali saranno pur bravi, ma non vantano certo dei «meriti storici» come loro due, quindi non possono veramente capire.

E in quelle riviste porno degli anni ’70, combattute ma salvate da Cerrato, c’erano anche immagini di bambini, per la gioia dei pedofili. Quegli stessi pedofili che ora vengono combattuti da Forno, almeno nelle intenzioni, visto che nei fatti se la prende con gente innocente. E con quale risultato? Che la pedofilia è diventata un argomento di «discussione», è uscita allo scoperto, e grazie alle numerose indagini promosse da Forno & Co., sembra che ci siano pedofili dappertutto, facendo diventare la questione una cosa normale, alla «così fan tutti» che prima o poi dovrà essere regolamentata e tutelata per legge, com’era avvenuto in precedenza per le riviste porno.

Sarebbe quindi il caso che il signor magistrato Pietro Forno e il suo amico-collega Nicola Cerrato dicessero quali sono le loro reali intenzioni. Qualora non ne fossero a conoscenza loro stessi, che si rendessero almeno conto di quello che stanno facendo ai danni degli altri esseri umani.

Nel frattempo, è auspicabile che qualcuno più in alto di loro intervenga per mettere fine a questo scempio, riportando la giustizia italiana nell’ambito delle libertà fondamentali.

NdT — Ulteriori informazioni sul PM Pietro Forno possono essere trovate cliccando qui.


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