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del 23 dicembre 2000 Il consigliere Resta chiede l'apertura
di un procedimento. I giudici e le false violenze Gli agenti non devono fare gli psicologi di Marco Mensurati e Cinzia Sasso MILANO Prove indicate nel capo di imputazione: denuncia della madre. Peccato che quella denuncia fosse solo una richiesta di aiuto, che la donna avesse solo cercato uno psicologo per farsi spiegare perché sua figlia di 3 anni, come una cantilena, ripeteva culo e pisello. Poi è cominciato un meccanismo infernale. Un meccanismo sul quale ora il Csm vuole chiarezza: il consigliere laico Eligio Resta ha chiesto l'apertura di una pratica sul pm Pietro Forno per vedere se il suo operato abbia prodotto una qualche incompatibilità ambientale o funzionale. Il giorno dopo l'assoluzione di un padre accusato di aver usato violenza alla figlia, anche la Procura di Milano è divisa: c'è chi vuole convocare una conferenza stampa per difendere il pm specializzato in reati sessuali finito sul banco degli accusati perché quel suo processo si è chiuso, cinque anni dopo l'inizio, con un'assoluzione piena; chi invece ammette che il fatto è gravissimo e che, forse, troppi anni in un ruolo rischiano di trasformare la professionalità in un' ossessione. Tiziana Siciliano, il pm che ha avuto il coraggio di chiedere in aula l'assoluzione e che ha trasformato la sua requisitoria contro il padre in una requisitoria contro i metodi d'indagine, non fa affatto macchina indietro. In questa vicenda spiega la mancanza di professionalità degli operatori è stata decisiva. Anche se ci fosse stato un abuso, dopo queste indagini non saremo più in grado di saperlo. La tragedia è che i poliziotti giocano a fare gli psicologi e questi giocano a fare gli investigatori. Mercoledì sera, quando il Tribunale in una camera di consiglio brevissima e dunque non minata da alcun dubbio, ha ridato l'onore a quel padre, il pm Siciliano ha riferito al procuratore Gerarado D'Ambrosio tutto quanto era accaduto. E D'Ambrosio non ci ha dormito la notte. L'unica cosa che mi sento di dire afferma scosso è di nuovo che i tempi della giustizia sono intollerabili. Cinque anni di vita scippata a un padre e a una figlia nessuno li potrà mai risarcire. Se almeno tutto fosse finito prima. Nicola Cerrato, l'aggiunto che coordina il pool sulle fasce deboli, a difendere il sostituto: Rivendico a Forno dice il merito di aver fatto emergere queste problematiche, per questo rappresenta sempre un punto di riferimento. Ma Luigi Vanni, l'avvocato difensore del padre, non ci sta: Questo processo rincara è il prodotto del fanatismo nella conduzione delle indagini che si è concretizzato in un programma di lavoro pubblicato nel 95 e che teorizza l'esclusione della difesa, la segretazione degli atti, l'affidamento di tutte le perizie a soggetti di stretta fiducia del magistrato. |
| IL CASO |
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Dal 98 una squadra speciale contro
gli abusi. Così si crea un finto mostro
Ma la perizia, in questi casi, arriva dopo, quando l'accusa assume una qualche consistenza. Il "prima", dunque, è ancora più importante. Dal 98 a Milano esiste all'interno della squadra mobile una sezione specializzata nei reati compiuti sui minori. Sono 27 agenti, coordinati da un giovane funzionario che arriva dalle Volanti. Sono questi poliziotti i primi ad avere a che fare con il bambino e da due anni è obbligatoria la presenza di uno psicologo all'audizione. Uno solo è laureato in sociologia, gli altri assicurano in questura sono comunque "specializzati". Tre l'anno scorso, quattro quest'anno hanno seguito un master organizzato dall'Università Cattolica sui problemi legati all'abuso sull'infanzia. I luoghi dove vengono svolte queste audizioni dovrebbero essere protetti: ma in questura c'è una stanza, uguale a tutte le stanze delle caserme di polizia. Ora si preferisce far avvenire questi incontri a domicilio. Quando venne sentita la bambina di tre anni, il suo interlocutore fu una giovane poliziotta che non aveva alcuna esperienza specifica e che aveva sistemato l'ufficio per renderlo gradevole ai piccoli ospiti con qualche giocattolo. Non c'era nessuno psicologo; un peluche, sul corpo del quale la bimba ha appoggiato una macchinina, doveva essere la prova che era stata abusata (la piccola aveva spinto la macchinina tra le gambe del pupazzo). Di quella prima testimonianza non c'è alcuna videoregistrazione. Il destino di un bambino viene poi preso in mano da istituzioni diverse, non sempre coordinate tra loro: il Tribunale dei Minori (la cui procedura prevede l'assoluta segretezza degli atti); la Procura della Repubblica; i centri che si occupano dei bambini e il Comune che ne prende la tutela, con la loro schiera di assistenti sociali e psicologi. Ma nel caso della piccola fu una signora dall'ignota qualifica a imporre alla madre che cercava risposte alle parolacce della figlia la denuncia. Sennò le avrebbe detto correrà dei guai anche lei. Il mostro era stato creato. |
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