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del 27 dicembre 2000
«Dobbiamo capire come sono state
eseguite
le perizie sui presunti pedofili»
Vietti: sul caso Forno
chiederò chiarezza al Csm
di Stefano Zurlo
da
Milano La chiama, con ironia, «l'incauta archiviazione».
Michele Vietti aveva combattuto una solitaria battaglia al Csm perché
il dossier sulla controversa storia della pedofilia nella Bassa modenese
non fosse archiviato. Invano. Le critiche all'operato dei giudici del
Tribunale dei minori di Bologna finirono nel cestino. Ora l'avvocato torna
alla carica: «I fatti mi hanno dato ragione».
Perché, consigliere Vietti?
«Perché si è scoperto che i periti di Modena sono
gli stessi al centro delle polemiche a Milano».
A Milano, ora c'è un caso
Forno, dal nome del Pm che in questi anni ha istruito centinaia
di processi per pedofilia.
«C'è un caso Forno e c'è il caso dei periti do
Forno. Ma in realtà il problema è uno solo: c'è
una sorta di monopolio nella gestione di queste situazioni difficili».
Storie che richiedono un'altra specializzazione.
«Sarà, ma in perfetta buona fede si rischia di creare
un circuito perverso: i periti, che sono sempre gli stessi, seguono
l'impostazione del Pm e il Pm, sommerso da centinaia di fascicoli
tutti uguali, diventa il paladino che combatte una crociata contro
il male e per redimere la società».
Il risultato?
«L'abbiamo già visto nelle distorsioni della lotta alla mafia
e alle tangenti. Il pubblico ministero qualche volta perde di vista le
singole responsabilità penali per occuparsi di "fenomeni".
E lo stesso accade ai suoi collaboratori: assistenti sociali, psicologi,
servizi sociali».
Il procuratore generale Francesco
Saverio Borrelli ha chiesto un'informativa scritta.
«In verità Borrelli ha prima assolto con lode Forno,
poi ha chiesto le carte. Curioso. E comunque, se non sbaglio, Borrelli
è stato, nel passato, il procuratore di Forno. Borrelli avrebbe
potuto porsi il problema qualche anno fa. E non adesso».
Lei critica la magistratura, ma gli
abusi sui bambini sono una realtà terribile.
«Stiamo attenti a non dare del pedofilo a centinaia di persone,
perché così non si riesce più a distinguere niente.
A Torre Annunziata si sono ipotizzate complicità altissime,
poi i presunti orchi hanno patteggiato con il consenso della magistratura.
E ancora non è chiaro se gli accusati, o parte di loro, fossero
pedofili o semplici curiosi che cliccavano su Internet».
Cosa proporrà al Consiglio
superiore della magistratura?
«Chiederò che la pratica Forno diventi l'occasione per
fare chiarezza sulla fabbrica delle perizie. Dobbiamo capire come
lavoravano questi esperti che hanno nelle mani centinaia di consulenze,
il destino e la felicità di altrettanti padri e madri. Possibile
che tutte queste storie finiscano con l'assomigliare a rebus incomprensibili?
Ci sarà pure un modo per arrivare a scrivere perizie incontrovertibili.
Per questo dobbiamo studiare i pareri che hanno provocato tante divisioni
e tanto dolore. E poi occorre fissare un principio».
Quale?
«L'ho già detto. Non si possono addossare centinaia di
pratiche ad un solo magistrato. Il Pm di Milano Tiziana Siciliano
l'ha spiegato bene: "Io che ho sempre seguito le bancarotte",
queste sono state più o meno le sue parole, "mi sono occupata
di pedofilia con distacco". Così il tassista è
stato assolto e così è nato il caso Forno e si è
scoperta la fabbrica delle perizie».
Dunque, lei è per la turnazione
dei magistrati?
«Si, anche al Tribunale dei minori. I giudici dei minori rischiano
di appassionarsi alla propria filosofia minorile che spesso trasforma
la famiglia nel luogo di tutte le perversioni. C'è sporcizia?
Via il bambino. C'è ignoranza? Via il bambino. C'è il
sospetto di un abuso? Via, immediatamente, il bambino. Sembra che
allontanare i minori sia la soluzione di ogni problema. E guardi che
le separazioni, in queste storie, non durano settimane o mesi, ma
anni. Anni, capisce? I danni, a quel punto, sono irreparabili. Chi
restituirà il tempo perduto ai genitori che, come capita ai
coniugi di Modena, si vedono rimandare indietro perfino i regali inviati
ai figli?».
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