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del 23 dicembre 2000 In passato molti genitori hanno protestato Ha creato un «modello» di Paolo Biondani
Dopo i maxi-processi per terrorismo, alla fine dello scorso decennio Pietro Forno ha «inaugurato» un settore di indagini a sfondo psicologico che hanno provocato nuove polemiche: dall'accusa di plagio a Verdiglione (condannato) alle inchieste sulla chiesa di Scientology e sui pretesi aborti facili alla clinica Mangiagalli (tutti assolti). Nel 1992, ha cominciato a occuparsi dei «reati sessuali», all'inizio come unico titolare, poi come riferimento per un pool di una decina di colleghi. A lui viene attribuito il merito (o il demerito) di avere creato un «metodo investigativo» utilizzato in centinaia di processi per stupri o abusi: denunce e testimonianze delle presunte vittime raccolte da sezioni specializzate di polizia; perizie affidate a ginecologi e psicologi di fiducia; inserimento nelle indagini delle confidenze dei bambini agli educatori; contestazioni di complicità a coniugi e parenti che non confermano le accuse; coordinamento con il Tribunale dei minori, per allontanare subito i bimbi dai genitori sospettati; stretta collaborazione con un ristretto gruppo di istituti di tutela dell'infanzia. Una «macchina» giudiziaria tanto efficiente da diventare, secondo i critici, implacabile anche con gli innocenti. Di qui le proteste di questi anni contro Forno: madri che si incatenano a Palazzo di Giustizia; cortei di quartiere in difesa di imputati insospettabili; presunte vittime che ritrattano le denunce; campagne di stampa e volantinaggi contro la «fabbrica dei mostri». Due mesi fa, Pietro Forno si è difeso in una intervista presentando un bilancio «da record»: «Le assoluzioni dei miei imputati fanno sempre un gran rumore, ma il 95 per cento delle sentenze mi ha dato ragione. Passo per un persecutore solo perché nessuno sa quante archiviazioni ho chiesto: più del doppio delle richieste di giudizio». Nell'ufficio dei giudici delle indagini, però, almeno dieci magistrati forniscono cifre meno confortanti: «Il vero problema sono le richieste di arresto testimonia un giudice da tempo in polemica con Forno che troppo spesso vengono respinte con motivazioni pesanti che restano segrete». E quale sarebbe il tasso di errore giudiziario? «Fino al 50 per cento». Anche ieri su Forno sono piovuti giudizi opposti. Il pm Fabio Roja lo ha difeso «a nome di tutti i magistrati dell'ex pretura»: «Rivendico la dignità scentifica e il valore professionale del pool creato da Forno. È grazie a lui se nelle indagini sulla pedofilia oggi esiste un "modello Milano" studiato e applicato in tutta Italia». Ma nelle stesse ore il gip Guido Salvini ha marcato il suo «dissenso» perfino da una richiesta di archiviazione firmata da Forno: un'intera famiglia va prosciolta non perché «la situazione sia rimasta confusa», ma perché le indagini, pur «ridondanti», sono risultate «prive di valutazione critica delle denunce», tanto da spingere il giudice a incriminare l'accusatrice per «calunnia aggravata».
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