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del 22 dicembre 2000

Ha chiesto e ottenuto l’assoluzione di un papà.
La replica del collega Forno: un gip aveva creduto alle prove

Milano, processo alle indagini sui pedofili

Il pm in aula accusa il sistema investigativo:
troppa negligenza e incompetenza

di Luigi Ferrarella

MILANO – «Se un neurochirurgo sbaglia, il paziente muore: anche noi magistrati non abbiamo un margine di errore concepibile, se no uccidiamo nello stesso modo». Parola di pubblico ministero, che fa assolvere il padre imputato di violenza sulla figlia di 3 anni e al suo posto «processa» il metodo di queste indagini: «il meccanismo infernale» (dice proprio così il pm Tiziana Siciliano che in aula rappresenta l’accusa istruita invece dal collega Pietro Forno), qui prodotto «dall’incompetenza» di assistenti sociali, periti, poliziotti.

Chiede lei (e ottiene in 10 minuti di camera di consiglio della quinta sezione del Tribunale) l’assoluzione. Anzi, premette, se non l’ha chiesta addirittura prima, «non è stato per vigliaccheria o per protezionismo corporativo rispetto a una certa infamia che sarebbe ricaduta su chi ha condotto le indagini o vi ha contribuito: ma è stato perché non riuscivo a capacitarmi del fatto che soltanto io non riuscissi a vedere quello che altri sembravano aver visto per 4 anni». E invece, a fine processo, «cosa ho da offrire come accusa al Tribunale? Carta straccia». E una richiesta: fare in fretta, finire alla quarta udienza una storia che va avanti dal 1996. Perché da allora la bimba è stata tolta al padre. Perché per 5 mesi è stata anche messa in un istituto: «internata», «detenuta», scandisce il pm. E perché, pur di creare le condizioni perché potesse almeno tornare a casa con la madre, marito e moglie (portieri di condominio) sono arrivati al punto di separarsi consensualmente.

Il pm ipotizza abuso d’ufficio o violenza privata per l’assistente sociale (di un Centro convenzionato con il Comune) che, quando la madre cercava una psicologa per le improvvise parolacce a sfondo sessuale della bimba, le pose un aut-aut: «Mi disse: se non fa la denuncia lei, la facciamo noi d’ufficio. Avrei potuto perdere la bambina». Quindi lamenta il modo in cui la polizia acquisì dalla bimba le frasi indizianti: «In un ambiente non protetto, senza videoregistratore, un agente in servizio da tre mesi, con domande tutte presupponenti già la risposta: un sistema talmente inutilizzabile da essere carta straccia… Io non ho parole, nessuno può avere parole!».

E infine demolisce le due perizie ginecologiche che attestarono la violenza clamorosamente smentita da banali fotografie:«Una amplissima documentazione scientifica contraddice così totalmente la perizia della consulente (358 perizie in 9 anni) che io non riesco più a capire se sia una totale incompetente o una persona in mala fede. Non ho elementi per la seconda ipotesi. Ma mi sgomenta la superficialità, la negligenza, l’incompetenza. Mi spiace solo che l’abbiamo pagata tutti come contribuenti: ma questa perizia la buttiamo via». Anche l’altro perito sarebbe «di una superficialità che rasenta lo scandalo: sono consulenti che non hanno alcun motivo di godere della fiducia di cui sono stati sinora investiti dall’autorità giudiziaria. E auspico che non ricevano mai più incarichi così delicati». Gelo in aula. L’avvocato del padre (Luigi Vanni) e della madre (Marco Micheli) raccolgono i frutti di 4 anni di battaglia, il legale del Comune parte civile (Anna Lucchelli) condivide le critiche alle indagini, ma insiste per la condanna. Interpellato prima della sentenza, il pm Forno si limita a dire: «Non uso da 3 anni quel perito. Per il resto, ogni processo fa storia a sé. Rispetto la posizione della collega. Ma un gip ha disposto questo giudizio».

La famiglia non ha retto: l’uomo se ne è andato di casa

Assolto padre accusato di abusi sulla figlia

Il pm in aula ha chiesto di mettere sotto inchiesta i periti
e ha accusato il sistema investigativo

MILANO — Il pm Tiziana Siciliano ha ottenuto l’assoluzione di un padre accusato di aver abusato sessualmente della figlia, e ha messo sotto inchiesta i periti. Mancanza di professionalità, tesi preconcette nelle indagini, una bambina strappata dalla sua famiglia e due genitori rimasti sconvolti e soli con il loro dolore. È stato questo, in sintesi, il bilancio tracciato dal pm e accolto

SOTTO ACCUSA IL METODO DI INDAGINE — La requisitoria del magistrato è stata un atto di accusa ad un metodo di indagine basato su «una perizia ginecologica – ha detto – di una superficialità che rasenta lo scandalo», su «interrogatori condotti in modo incongruo», su atti che «non permetteranno mai di sapere se la bambina abbia subito abusi». «Questo pm – ha detto il magistrato riferendosi a se stessa – sotto la toga è una madre e sa che una bambina di quell’ età non può sopportare queste cose».

LE COLPE DEI PERITI — Dopo tre anni di indagini, condotte dal Pm Pietro Forno, un rinvio a giudizio e solo 4 udienze di un processo durato un paio di mesi, il pm Siciliano ha chiesto l’assoluzione. Il sostituto procuratore Tiziana Siciliano ha anche voluto invitare i giudici della 5^ sezione penale del Tribunale di Milano a un atto che «restituisca alla madre la sua dignità di madre». Poi ha chiesto di trasmettere alla Procura gli atti del processo, per avviare un’ indagine per abuso d’ufficio nei confronti dei periti. Quando è stata la volta della difesa, l’avv.Luigi Vanni non ha risparmiato critiche e accuse: «È stato un dramma tremendo – ha detto – determinato dal fanatismo con il quale è stata condotta l’inchiesta. Si è voluto creare il mostro senza preoccuparsi di verificare le tesi attraverso approfondimenti istruttori da compiere nel rispetto delle regole processuali. Una concatenazione di superficialità» ha concluso. Il Tribunale ha impiegato pochi minuti per emettere la sentenza: assoluzione perché il fatto non sussiste. I giudici hanno raccolto l’invito del pm ad un gesto a favore della donna: hanno annullato l’affidamento al Comune della bambina che tornerà tra le braccia della madre. In casa non troverà in il padre: la coppia si è divisa, travolta dalla vicenda.


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