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del 13 gennaio 2001 «Un bluff tutti i grandi processi». «Lombardia, l'inchiesta è persecutoria» Formigoni: Borrelli sa che le indagini
sono a senso unico di Francesco Alberti MILANO «Borrelli non può negare che c'è e c'è stato un uso distorto della magistratura a fini politici. Un accanimento ingiustificato verso una sola parte politica. Abbiamo il sospetto, più che legittimo, che alcune indagini siano animate da intenti persecutori». Roberto Formigoni, presidente berlusconiano della Lombardia, sceglie con cura parole forti - consapevole di riaprire ferite antiche - per rispondere al procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli, che aveva accusato il «governatore» lombardo e Silvio Berlusconi di «minare con le loro dichiarazioni la cultura della legalità, favorendo così un clima di anarchia istituzionale». Frasi sulle quali il Consiglio superiore della magistratura, su richiesta del Polo, ha ieri deciso di aprire un fascicolo. Scontro profondo. Che va ben oltre il caso Guarischi e l'arresto dell'assessore lombardo Milena Bertani. Formigoni, che pure aveva definito quell'inchiesta «un'intimidazione», ora allarga il tiro, sbattendo sul banco degli imputati tutte, o quasi, le inchieste politiche degli ultimi dieci anni: «Processo Andreotti, processo Gava, processo Giordano, processi Berlusconi: si sono risolti tutti in un bluff, la magistratura ha sbagliato clamorosamente e con grande fragore». Presidente, tutto è nato dal caso Guarischi: non le pare di aver esagerato nel definire «un'intimidazione» l'arresto del suo assessore Bertani? «E perché mai? Ritenevo e ritengo che non ci fossero gli estremi di legge per arrivare a quel provvedimento. I fatti contestati risalgono infatti a tre anni fa, quando l'assessore ricopriva un altro incarico...». Borrelli sostiene che l'inchiesta è solida. «Vedremo, attendiamo gli esiti. Resta comunque singolare che la Bertani prima abbia ricevuto un avviso di garanzia per un'ipotesi di reato e poi, dopo un mese, le abbiano contestato l'associazione a delinquere». Ammetterà però che le sue parole possono essere state interpretate come un'indebita ingerenza da parte degli inquirenti. O no? «Non la penso così. In un Paese in cui tutto viene giustamente sottoposto a critiche e valutazioni, si deve poter dibattere delle scelte della magistratura. Soprattutto di un certo tipo di magistratura inquirente. E ciò, senza con questo essere animati da alcuna volontà di delegittimazione». Anche lei, come Berlusconi, si sente perseguitato? «Credo che il sospetto sia perfettamente legittimo. La storia di questi anni dimostra che la maggior parte delle indagini sono state condotte a senso unico con un intento politico...». Magistratura nemica del Polo? «Mi limito a constatare e questi sono fatti, non valutazioni preventive che i processi politici più clamorosi, istruiti con gran dispiegamento di mezzi e con sovvertimento della storia patria, si sono risolti in un bluff. I casi in cui la magistratura aveva ragione sono minimi, un'inezia. Penso al caso Andreotti, a Gava, al cardinale Giordano, ma anche all'arresto nel '92 dell'intera giunta regionale dell'Abruzzo, scagionata sei anni dopo. O alle decine di consiglieri regionali lombardi messi sotto inchiesta in passato e poi assolti...». Magistratura al soldo di una parte politica? «Non dico questo, ma nei fatti c'è stato un accanimento ingiustificato. Una certa magistratura inquirente ha commesso evidentissimi errori. Ma da parte loro non ho sentito né un mea culpa, né un'analisi conseguente. E invece bisognerebbe che certi magistrati lavorassero più seriamente e in silenzio...». Sta insinuando un collegamento tra le accuse di Borrelli e l'avvicinarsi del voto? «Mi limito a constatare che il periodo elettorale, purtroppo, stimola le letture più maliziose. Non capisco perché Borrelli, invece di concentrarsi sulle enormi disfunzioni della giustizia, che sono davanti agli occhi di tutti, se la prenda con il presidente della Regione. Per due giorni sono stato zitto poi, visto che insisteva, ho dovuto rispondere». La disturba il feeling tra Borrelli e il sindaco di Milano Albertini? «Albertini è un grande amico e da qualunque pulpito venga la lode sono contento...». Tutto qui? «Basta così». |
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